Perché l’Italia preferisce sponsorizzare le grandi imprese quotate in borsa?

Le piccole e medie imprese rappresentano la quasi totalità delle imprese nazionali, ma il nuovo diktat è una ricerca ossessiva della crescita. Sono ben 4 milioni e 400 mila le piccole e medie imprese italiane.

Cos’è la PMI?

Per PMI si intende in realtà “Associazione PMI”, cioè un’associazione dedicata alle Piccole e Medie Imprese che si pone l’obiettivo di offrire tutte le informazioni necessarie per sapere come districarsi tra le normative, i finanziamenti, le agevolazioni, le opportunità di business, la sicurezza sul lavoro.

Le PMI sono le protagoniste assolute del tessuto economico italiano, rivestono quindi un ruolo economico fondamentale.

Quali sono i numeri della piccola e media impresa italiana?

L’Italia è tra i paesi europei in cui il peso delle PMI è più importante. Secondo i dati recenti dell’Istat, infatti, operano nel nostro Paese circa 4,4 milioni di imprese con meno di 250 addetti nel settore industriale e in quello dei servizi.

Il valore aggiunto prodotto da queste imprese ammonta ad oltre 500 miliardi di euro, pari a circa il 70% del totale.

In termini di occupazione il ruolo delle PMI è invece ancor più rilevante: degli oltre 17 milioni di addetti occupati nell’industria e nei servizi più dell’80% lavora in imprese di piccola o media dimensione.

Le piccole e medie imprese rappresentano un universo vasto e articolato, fatto d’ imprese a conduzione familiare, piccole eccellenze dell’artigianato locale, aziende enogastronomiche, filiere di lavorazione, dislocate tanto nel nord industriale che nel meridione delle tradizioni culinarie.

Dalle rilevazioni risulta che il tasso di densità delle Pmi in Italia è del 7,2% – ossia per ogni 100 abitanti ce ne sono almeno 7 – contro una media europea del 4,4%.

Sarà forse questo disallineamento con l’Europa a destare così tanta preoccupazione?

Per alcuni ministri e presidenti d’ importanti associazioni, come quello di Confindustria, semplicemente “piccolo non è bello”; la dimensione ridotta di un’azienda quindi, secondo alcuni, può essere accettabile solo nella fase iniziale della vita di un’impresa, la cosiddetta fase di “start up”, dopodiché dovrà inseguire il modello di crescita e sviluppo delle grandi imprese.

Già, perché “l’industria del futuro richiede dimensioni adeguate”, continua, e “crescere deve diventare la nostra ossessione“.

Qual è dunque il problema che affligge le PMI e la azione di trading?

Il problema è, con molta probabilità, il fatto che molte di queste aziende non producono utili rilevanti, schiacciate dalla crisi e dal fisco, e fanno ricorso alla leva finanziaria, chiedendo credito alle banche, per far fronte alle loro difficoltà contingenti o investire nel futuro.

Le Pmi non contribuiscono perciò alla ricchezza finanziaria del paese e non sono quotate in borsa.

Oggi il sistema capitalistico ha spostato l’asse dall’economia reale a quella finanziaria, e, ancora peggio, alla speculazione che ne deriva, anche in termini di titoli acquistabili dagli investitori. Le banche hanno cessato il loro ruolo di supporto e di credito allo sviluppo, preferendo investire in prodotti finanziari dai quali viene generato altro capitale.

I profitti dell’attuale sistema nascono quindi dalla speculazione, e non dal lavoro in sé e dalla produzione di nuovi beni utili alla società. Dall’economia reale siamo passati a un’economia distopica.

Di conseguenza, in termini finanziari, il governo italiano punta sempre più ad appoggiare le grandi imprese, quelle che hanno fatturati miliardari, come l’ Enel che mai vede i suoi titoli schizzare in basso.

Enel S.p.A. è una società per azioni, in parte privatizzata dal 1992.

Fino al 1999 Enel era monopolista statale del settore e tuttora il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano è l’azionista di riferimento, con una quota diretta ed indiretta del 31%. L’ Enel è la maggiore azienda fornitrice di energia elettrica in Italia e la seconda utility quotata in Europa per capacità installata.

Enel è quotata dal 1999 alla Borsa di Milano ed è a marzo 2010 la società italiana con il più alto numero di azionisti, circa 1,2 milioni tra retail e istituzionali nel 2008.

Oltre all’energia elettrica, Enel è anche il secondo operatore nel mercato del gas naturale in Italia.

Detto ciò, se si è interessati a investire, le azioni ENEL permettono di diventare azionisti di una delle maggiori utility mondiali e la più grande italiana.

Le azioni ENEL sono state per anni uno dei titoli preferiti dagli investitori italiani; questo spiega il fatto che oggi Enel è una utility e un produttore di energia che realizza un fatturato di 66 miliardi di euro, 8,9 miliardi di utile operativo e 2,57 miliardi di utile netto.

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